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Guinea, repressione e violenza minacciano l'intera regione

Richard Moncrieff, Corriere della Sera  |   2 Oct 2009

I tragici eventi di questo lunedì sono il risultato di due fattori: mera disperazione, da un lato, e forza bruta, dall'altro. Per i guineiani, la disperazione era già un'abitudine quando al potere si trovava il Presidente Lansana Conté, arrivato al potere tramite un colpo di stato militare così come il suo attuale successore, Moussa Dadis Camara. Conté aveva installato una dittatura durata dal 1984 al 2008. Parlando con i leader giovanili dell'area di Conakry circa 10 giorni fa, mi è stato detto chiaramente come questi volessero assicurarsi che tali eventi non si sarebbero ripetuti. Nell'evidente stallo del negoziato politico, e l'ipotesi ormai evidente che Dadis Camara intenda candidarsi alla presidenza, il ricorso alla protesta sulle strade è apparsa come l'unica via di pressione possibile.

Il lunedì pomeriggio, poco dopo il raduno, Dadis Camara è sembrato scosso mentre parlava alla radio francese, ed ha vigorosamente negato il fatto che stesse perdendo controllo dell'esercito. Dopo le uccisioni, può darsi che questa fosse una presa di posizione obbligata. Ma la verità è che la posizione di Camara è in effetti molto fragile al momento, dato il crescente livello di insubordinazione negli ultimi mesi che egli ha evidentemente tollerato.

Gli episodi di insubordinazione sono iniziati nel febbraio 2007, in occasione della sanguinosa repressione di più di un centinaio di dimostranti, un evento molto simile agli eventi di questa settimana. È grazie a tale episodio che il malato presidente Contè restava al potere, offrendo in cambio l’immunità per gli abusi militari contro i civili.

Le implicazioni politiche per l’intera regione sono pericolose. Cinque anni dopo il terribile conflitto in Libera e Sierra Leone, le proteste di lunedì dimostrano che i problemi di fondo sono ben lontani dall'essere risolti. Nell'intera regione, alti livelli di disoccupazione e cattiva governance continuano a causare grande frustrazione.

In Guinea, la debolezza dei poteri di bilanciamento – partiti politici, parlamento, mezzi di informazione – ha aperto lo spazio per i militari, con le conseguenze disastrose alle quali adesso stiamo assistendo. Inoltre, preoccupa sempre di più anche l’area di confine con la Liberia, che ha sofferto l'allargamento a macchia d'olio del conflitto civile in Liberia nel 2001, ed è luogo di sempre maggiori tensioni etniche.

Dadis Camara non ha ufficialmente dichiarato l’intenzione di candidarsi alla presidenza, e questo potrebbe costituire un'opportunità per i gruppi di opposizione nazionali ed internazionali che stanno cercando di opporglisi. Ma, dopo le proteste di lunedì, l’opinione comune è che se ne dovrebbe andare subito. A meno che egli non venga persuaso che ulteriori episodi di repressione porterebbero la Guinea ad essere l'obiettivo di sanzioni e misure legali, la crisi in Guinea e’ lontana dall’essere conclusa.

Richard Moncrieff , Direttore del programma per l'Africa occidentale per l'International Crisis Group

 
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