Sudan: un 2010 decisivo tra elezioni e referendum
Sudan: un 2010 decisivo tra elezioni e referendum
Sudan’s Imperilled Transition: Policy Recommendations for the U.S.
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Op-Ed / Africa

Sudan: un 2010 decisivo tra elezioni e referendum

Il vice presidente dell'Icg esorta la comunità internazionale a rimanere unita alla vigilia di due tappe difficili per il Sudan: le elezioni di aprile e il referendum sull'indipendenza del Sud. Per evitare la lenta implosione del più grande stato africano.

La situazione politica del paese più grande dell'Africa è appesa ad un filo. Sia i Sudanesi che la comunità internazionale devono agire per risolvere i problemi del paese, stabilire una pace duratura e la sicurezza nella zona una volta per tutte.

Il 2010 è un anno cruciale per il Sudan e per i paesi implicati nel processo di pace. Più di dieci anni di conflitti hanno segnato la sua storia, con una guerra civile tra il nord e il sud, uccisioni di massa e milioni di rifugiati in Darfur. Adesso questo tragico scenario minaccia di ripetersi, a causa del fallimento dell'accordo di pace globale che mise fine alla guerra nel 2005.

La comunità internazionale deve evitare a tutti i costi altre vittime nella zona, come i recenti 140 morti per scontri tribali nel sud del paese. La comunità internazionale deve cominciare a lavorare insieme al governo del Sudan su due questioni di massima priorità: le elezioni nazionali e il referendum per l'autodeterminazione che si terrà nel Sud Sudan in gennaio 2011.

Le elezioni nazionali sono previste per aprile di questo anno ed è fondamentale assicurarsi che si svolgano in modo equo e sicuro. La chiave per il successo è: un censo affidabile in cui tutto il popolo sudanese sia rappresentato, inclusi i milioni di sfollati del Darfur, un potere giudiziario indipendente e un'amministrazione elettorale imparziale. Se questo si realizza, il referendum sull'indipendenza del Sudan si potrà effettuare nel 2011, come previsto, e il suo risultato dovrà essere accettato dalle parti coinvolte.

Mancano meno di 12 mesi per ottenere una trasformazione democratica adeguata e la risoluzione dei conflitti in tutto il paese. Nonostante ciò, i principali attori coinvolti non si mobilizzano.

Dato il panorama elettorale attuale è ovvio che il paese non raggiungerà la pace. Purtroppo, le elezioni generali di aprile hanno perso tutto il loro scopo originale: ottenere un governo legittimo e democratico. Adesso sono solo uno strumento per mantenere il Partito del Congresso Nazionale (NCP) al potere a Khartoum e facilitare il referendum per l'indipendenza del Sud Sudan.

Le due rappresentazioni politiche che si presenteranno alle elezioni, l'NCP e il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM), non hanno alcun interesse in comune. Infatti entrambe sono mosse esclusivamente dai loro interessi personali. Le loro negoziazioni non portano da nessuna parte e, sebbene i due desiderino vincere le elezioni, si presentano per ragioni molto sbagliate.

L'NCP desidera vincere le elezioni per recuperare la legittimità politica necessaria per proteggere il presidente Omar al-Bashir, accusato di crimini contro l'umanità dalla Corte Penale Internazionale. Nel frattempo, lo SPLM lavora affinché le elezioni non falliscano, dal momento che potrebbero mettere in pericolo il suo obiettivo principale : lo svolgimento del referendum per l'indipendenza del Sud. Esso minaccia addirittura di dichiarare l'indipendenza unilateralmente, in caso si dovesse sentire obbligato ad accettare di rimandare la consultazione.

In quanto al referendum, i quesiti indicano che a seguito del suo svolgimento, l'Africa conterà un nuovo paese tra le sue frontiere. Se e quando si svolgerà come previsto e senza  complicazioni.

Se il Sud Sudan decidesse di dichiararsi indipendente, questo sarebbe un processo molto complesso con un'unica formula per il successo: il lavoro unificato degli attori internazionali e regionali sotto una leadership forte e sicura.

Le carte sono state distribuite. È essenziale fare rapidi progressi sui diversi fronti che coinvolgano i principali attori e li costringano ad agire. Ancora di più adesso che la distanza tra l'NCP et lo SPLM è tangibile. Il governo di Khartum deve applicare con urgenza una serie di riforme giuridiche per garantire un processo elettorale nazionale libero e giusto. L'NCP e lo SPLM devono negoziare degli accordi al più presto possibile.

È indispensabile ottenere un trattato di pace in Darfur che permetta a tutti gli abitanti della zona di votare alle elezioni nazionali. E, se alla fine il risultato del referendum fosse l'indipendenza del Sud, bisognerà aiutare il Sudan a formare due stati democratici e economicamente stabili.

Il tempo è determinante per il Sudan e non gioca a suo favore. C'è un enorme lavoro, molto complicato, che deve essere realizzato il prima possibile, tanto in Darfur quanto nel resto del paese, ma soprattutto nel Sud, che sta mostrando i primi segni di agitazione. Gli attori internazionali devono muoversi adesso. Devono mettersi in moto senza ulteriori ritardi per raggiungere la pace e la stabilità nella zona. Prima di tutto devono dotarsi di una voce comune. Se la comunità internazionale dovesse fallire, il rischio di una nuova guerra civile sarà imminente. Il risultato: ancora rifugiati, ancora povertà, ancora morti e ancora dolore per milioni di persone. Il Sudan si gioca la sua chance adesso. Se se la lascia scappare sarà molto difficile ottenerne un'altra.
 

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