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L’insufficienza delle riforme economiche in Libia
L’insufficienza delle riforme economiche in Libia
Turkey's Gamble in Libya
Turkey's Gamble in Libya

L’insufficienza delle riforme economiche in Libia

Anche se la prima serie di riforme economiche in Libia dalla caduta di Gheddafi nel 2011 ha avuto effetti inizialmente positivi, occorre fare di più per ridurre il deterioramento delle condizioni di vita e le cause economiche dei conflitti nel paese. In questo estratto dell’aggiornamento della Watch List 2018, Crisis Group esorta l'UE ei suoi stati membri ad affrontare alcune delle questioni fondamentali sulle riforme varate dal governo di Tripoli e a esercitare pressione sulle parti in causa per favorire la riunificazione delle istituzioni economiche e finanziare libiche.

This commentary is part of our Watch List 2018 – Third Update.

Nei mesi scorsi la Libia ha vissuto due importanti scontri. Il primo, tra giugno e luglio, con lo stallo prodotto tra l'Esercito Nazionale Libico a est contro il governo riconosciuto internazionalmente a ovest per il controllo dei ricavi degli impianti petroliferi nel Golfo della Sirte. Il secondo ad agosto, con i frequenti attacchi a Tripoli da parte delle milizie dispiegate intorno la capitale. Entrambi i casi sono stati scatenati dal desiderio dei combattenti di guadagnare un maggior controllo sulle istituzioni economiche, e dalla percezione che alcune milizie e gruppi di interesse della capitale avessero un accesso sproporzionato alle ricchezze del paese. Nonostante il Governo di Accordo Nazionale avesse adottato a settembre il primo piano di riforme economiche sin dalla caduta del regime di Gheddafi nel 2011, la lotta per le risorse rimarrà ancora un aspetto centrale della crisi. Le misure previste dal piano non sono infatti sufficienti ad apportare gli elementi necessari alla riduzione del deterioramento delle condizioni di vita, prevenire la frode di Stato, scoraggiare i tentativi di alterare lo status quo attraverso la forza e, in ultimo, creare un ambiente che possa favorire la ricerca di una soluzione pacifica alle dispute che dividono la Libia dal 2014.

Partendo da questo presupposto, l'Unione europea e i suoi stati membri dovrebbero considerare di mettere in atto quanto segue:

  • Incrementare il monitoraggio dell'attuazione delle riforme economiche, esercitare pressione sul Governo di Accordo Nazionale e la Banca Centrale Libica per limitare l'assegnazione di fondi con un tasso di cambio preferenziale, e prevenire l’uso fraudolento delle lettere di credito, che, come in passato, potrebbero facilmente consentire l'appropriazione indebita di fondi pubblici;
  • Persuadere il Governo di Accordo Nazionale e la Banca Centrale Libica a procedere con politiche più ampie, tra cui una riforma più sostanziale dei sussidi (in particolare dei carburanti raffinati), la svalutazione del dinaro libico e una revisione strategica delle priorità di bilancio, e al contempo intraprendere un controllo trasparente dei fondi generati da qualsiasi meccanismo speciale di cambio in definizione;
  • Incoraggiare il governo e le istituzioni economiche di Tripoli e le loro controparti della Libia orientale a compiere passi concreti per unificare la Banca Centrale Libica, e sostenere l’esercizio di revisione finanziaria sulle diramazioni rivali di Tripoli e al-Bayda guidato dalle Nazioni Unite. Il vertice di Palermo, previsto per il 12-13 novembre e ospitato dall’Italia, offre l’opportunità di farlo;
  • Dare priorità alla riunificazione delle istituzioni economiche, a cominciare dalla Banca Centrale Libica.

Riforme economiche carenti

Il 12 settembre il primo ministro Faiez Serraj ha approvato una serie di nuove misure economiche, in un contesto caratterizzato dai prolungati combattimenti a Tripoli, dalla rabbia dell'opinione pubblica causata dal peggioramento delle condizioni di vita e dalle voci diffuse che le milizie si stiano appropriando indebitamente di fondi pubblici nella capitale. Queste politiche indicano la determinazione di Serraj nell’affrontare i problemi economici dei libici. I cittadini comuni hanno sofferto per la persistente crisi di liquidità e il calo del potere d'acquisto dovuta alla diminuzione del valore del dinaro; di conseguenza, il prezzo dei beni di consumo è aumentato del 28 per cento solo nel 2017.

Gli obiettivi principali delle riforme proposte sono:

  • La riduzione della differenza tra il tasso di cambio ufficiale, fissato a 1,3 dinari libici (LYD) per un dollaro USA (USD), e il tasso del mercato nero, che ha oscillato intorno a 6-7 LYD / USD per tutto il  2018. Le milizie e i loro sostenitori politici, specialmente nella capitale, sede delle principali istituzioni economiche, si sono avvantaggiate della loro posizione, spesso attraverso la coercizione, utilizzando il tasso di cambio ufficiale per ottenere guadagni personali e consolidare il proprio potere.
  • Garantire un accesso più facile alla valuta estera attraverso il sistema bancario ufficiale, anziché attraverso il mercato nero, per l’importazione di beni.

Per raggiungere questo scopo, il governo ha imposto una pesante tassa di servizio del 184 per cento sul tasso di cambio ufficiale per tutti gli acquisti di valuta estera necessaria per transazioni ad uso commerciale o personale. Tale manovra ha di conseguenza creato un secondo cambio ufficiale di 3,90 LYD / USD. Il governo ha costruito questa misura basandosi su una politica simile dell'era Gheddafi; i suoi sostenitori ritengono che contribuirà ad abbassare il tasso di cambio del mercato nero e ad aumentare la liquidità nel paese. Proposta dal governatore della Banca Centrale Libica, Siddiq al-Kebir, e sostenuta da diversi attori militari e politici al di fuori di Tripoli - compresi quelli che cercavano di infrangere la morsa delle principali milizie di Tripoli sulle sue istituzioni economiche - Serraj vi si é inizialmente opposto. Il primo ministro ha ceduto solo in seguito a pressioni da diverse parti, incluso il Rappresentante Speciale del Segretariato generale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, che considerava le riforme come un mezzo per disinnescare le tensioni a Tripoli e assicurare il cessate il fuoco. In effetti, una delle motivazioni alla base dei ripetuti attacchi delle milizie su Tripoli è la percezione - diffusa in tutto il paese - che i gruppi armati dominanti abbiano abusato del loro accesso alle istituzioni statali per ottenere vantaggi personali e politici.

 

Le riforme sono un passo avanti per affrontare il deterioramento della situazione economica, tuttavia gli esperti internazionali hanno raccomandato una svalutazione del dinaro e sostengono che il modello della tassa di servizio non sia in  linea con le migliori pratiche internazionali. Il governo ha ribattuto che la svalutazione sarà impossibile finché la Banca Centrale resterà divisa e le istituzioni statali in stallo. Ciononostante, il governo promuove la tassa di servizio come uno strumento per fornire maggior flessibilità, consentendo quindi rapidi adeguamenti del tasso di cambio per identificare il valore di mercato del dinaro.

A merito del governo, le riforme hanno inizialmente mostrato degli effetti positivi. Il loro annuncio ha contribuito a ridurre progressivamente gli scontri nella capitale e a diminuire il tasso di cambio del mercato nero di quasi il 20 per cento. Tuttavia, è ancora troppo presto per giudicare la loro efficacia a lungo termine, soprattutto perché il nuovo sistema di allocazione delle lettere di credito è ancora in fase di lancio, e le variabili esterne, come le i ricavi dal petrolio, rimangono altamente imprevedibili. Uno svantaggio immediato dell'annuncio unilaterale delle misure da parte del governo è stato la riduzione della pressione internazionale sulle autorità di Tripoli per convocare una riunione del consiglio della Banca Centrale Libica, un passo necessario alla sua riunificazione.

Molti libici, inoltre, sono già preoccupati per i possibili abusi e le incertezze in questo percorso. La prima preoccupazione è che i gruppi di interesse, comprese le milizie e gli attori politici, potranno eludere la tassa di servizio e usare il tasso ufficiale, continuando così a trarre profitto da un sistema di fatto a doppio scambio. Il decreto che enuncia le riforme è vago su questa materia, ma le discussioni in corso a Tripoli suggeriscono che il governo stia valutando la possibilità di esentare un certo numero di società e beni selezionati dal nuovo cambio tassato. Un tale sistema di esenzione dovrebbe essere fortemente evitato poiché creerebbe opportunità di abuso.

La seconda preoccupazione è come il governo assegnerà i fondi generati dalla tassa di servizio, che dovrebbero raggiungere i 20 miliardi di dinari. Molti ritengono che queste entrate dovrebbero essere usate per ripagare il debito pubblico e finanziare progetti di sviluppo. Ma il decreto per le riforme economiche afferma solo che sarà la Presidenza del Consiglio a determinare come stanziare i ricavi. Alcuni funzionari governativi sono preoccupati che Serraj e il suo entourage possano utilizzare questi fondi per comprarsi lealtà piuttosto che finanziare progetti di sviluppo validi. Un'altra domanda è se questi fondi entreranno a far parte del bilancio pubblico regolare, esaminato dai revisori dei conti, o se rimarranno al di fuori della linea di bilancio, consentendo un minor controllo finanziario. Lo stato dovrebbe assicurare un'attenta supervisione dell'assegnazione di questi fondi.

I prossimi passi

Il governo libico dovrebbe far seguire queste prime misure da una progressiva riduzione dei sussidi per i carburanti (i cui costi per lo Stato si stimano fino a 6 miliardi di dollari l'anno) che ne incoraggiano il contrabbando, altra caratteristica dell'economia illegale, e fornire adeguati trasferimenti di denaro alle famiglie povere in modo da compensare l'aumento dei prezzi di beni e servizi. Al momento, l'unico modello di compensazione previsto è indiretto, e consiste nel conferire ad ogni cittadino il diritto di rilevare $ 1.000 al tasso di cambio ufficiale, che viene collocato su carte di debito personali. Questo modello è rischioso, poiché la maggior parte delle persone si rivolgerà probabilmente al mercato nero per ottenere i dinari necessari, il che fornirebbe agli agenti del mercato nero centinaia di milioni di dollari in commissioni.

Una corretta svalutazione del dinaro, in sostituzione del sistema della tassa di servizio, sarebbe l'unico modo per sbarazzarsi del doppio tasso di cambio così facilmente sfruttabile. Una precondizione necessaria è l’unificazione della  Banca Centrale Libica con una revisione di entrambe le sue diramazioni, come concordato da Serraj e dai capi rivali della banca a fine agosto. L'unificazione della banca arresterebbe le minacce del governo orientale di vendere il petrolio attraverso il proprio ramo (non riconosciuto a livello internazionale) della National Oil Corporation. Un tale gesto invierebbe anche il forte segnale che le parti interessate sono seriamente intenzionate a colmare le divisioni interne e stabilizzare il paese.

Le riforme non avranno un impatto dall’oggi al domani, ma il piano introdotto a settembre è un inizio. Se esso si limiterà a riprodurre casi di corruzione e non riuscirà a soddisfare le esigenze della popolazione ordinaria, il piano porterà probabilmente a nuove reazioni violente. L'Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero quindi riconoscere l’importanza fondamentale del compito di affrontare le carenze delle politiche economiche proposte a settembre, e far pressione sul governo libico e le sue istituzioni economiche affinché proseguano i lavori su riforme più avanzate. Concretamente, essi dovrebbero sostenere gli sforzi di riconciliazione delle istituzioni economiche e facilitare il consenso sulle riforme economiche, oltre che sostenere l'ONU nello sviluppo del capitolo economico nelle trattative di pace.

 

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