Un anno dopo, dov’è la giustizia per lo Sri Lanka ?
Un anno dopo, dov’è la giustizia per lo Sri Lanka ?
Sri Lanka’s Uprising Forces Out a President but Leaves System in Crisis
Sri Lanka’s Uprising Forces Out a President but Leaves System in Crisis
Op-Ed / Asia

Un anno dopo, dov’è la giustizia per lo Sri Lanka ?

Per essere efficace, la giustizia penale internazionale non può essere selettiva. Un anno dopo la fine della guerra civile in Sri Lanka, la comunità internazionale – contrariamente alla sua linea di condotta in altri casi – non ha ancora preso le misure necessarie per perseguitare i responsabili dei crimini di guerra commessi durante gli ultimi mesi del conflitto.

L’anno scorso, mentre il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite prendeva la decisione di mandare una missione di inchiesta a Gaza, il mondo rimaneva impassibile davanti alle migliaia di civili, vittime di violazioni dei diritti umani in Sri Lanka. Tale discordanza mette in serio pericolo il progetto di giustizia internazionale.

Il 3 aprile 2009, il Presidente del Consiglio per i Diritti Umani creò la Missione di inchiesta sul conflitto di Gaza. Questa missione aveva come obiettivo di investigare su tutte le violazioni dei diritti umani ed umanitari, secondo il diritto internazionale, perpetuati durante le operazioni militari condotte a Gaza tra dicembre 2008 e gennaio 2009.

Nello stesso momento, nella regione del Vanni, in Sri Lanka, centinaia di migliaia di persone – civili di tutte le età, spesso feriti, indeboliti ed affamati – erano ammucchiati nella seconda “zona di sicurezza”, delimitata dall’esercito nazionale. Tra di loro si trovavano gli ultimi leader delle Tigri di liberazione dell'Eelam Tamil (Ltte), che, temendo nuovi bombardamenti da parte delle forze governamentali, si assicuravano che i civili non fuggissero verso le zone controllate dal governo.

Alla fine del mese di maggio 2009, la guerra finiva. È difficile valutare con precisione il numero di civili Tamil uccisi durante gli ultimi cinque mesi del conflitto che oppose per 30 anni il governo srilankese alle Tigri Tamil. Un’inchiesta approfondita rivelerebbe senza dubbio decine di migliaia di vittime.

Il 29 settembre 2009, il giudice Richard Goldstone, a capo della Missione di inchiesta sul conflitto di Gaza, presentò il suo rapporto al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, che chiedeva di porre fine alle impunità dei responsabili di violazioni del diritto internazionale in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. La Missione delle Nazioni Unite stimò che il numero di vittime Palestinesi si aggirava tra 1 166 e 1 444.

Nessun rapporto Goldstone è stato scritto sullo Sri Lanka. Al contrario, il 27 maggio 2009, il Consiglio per i Diritti Umani adottò una risoluzione che celebrava la cessazione delle ostilità e la « liberazione da parte del governo srilankese di decine di migliaia di cittadini...»

Come risulta dalle prove scoperte di recente, il Consiglio, omettendo di condurre un’inchiesta sulle due parti coinvolte nel conflitto, avrebbe mal valutato la situazione. Alcune informazioni mostrano le violazioni dei diritti umani imputabili alle Tigri Tamil e, malgrado gli sforzi del governo srilankese per tenere il mondo lontano durante gli ultimi mesi del conflitto, elementi tangibili sembrano provare l’implicazione delle forze governamentali nei crimini di guerra, compresi gli attacchi contro le operazioni umanitarie, gli ospedali e i bombardamenti deliberatamente indirizzati contro i civili, incoraggiati dallo stesso governo a rifugiarsi nelle “zone di sicurezza”.

Un’inchiesta approfondita è necessaria per rivelare e valutare la portata esatta delle violazioni del diritto dei conflitti armati e la possibile responsabilità penale di individui ai più alti livelli del comando civile e militare delle forze armate srilankesi e all’interno del gruppo delle Tigri Tamil.

Tuttavia, nessuna inchiesta condotta dal governo dello Sri Lanka o da un organo da lui creato potrebbe essere considerata imparziale, independente o credibile. Gli antecedenti in matiera d’impunità, il legittimo timore di rappresaglie da parte di potenziali testimoni così come il rifiuto del governo di riconoscere qualsiasi colpa, sono alcuni dei motivi che sottolineano la necessità di un processo internazionale imparziale e credibile.

Un’inchiesta internazionale è necessaria per assicurare che la ricostruzione dello Sri Lanka si basi sul rispetto dello stato di diritto, e soprattutto del principio fondamentale secondo il quale nessuno è al di sopra della legge. È ugualmente necessario fare in modo che il futuro riposi su una giusta riconoscenza del passato e che il popolo srilankese capisca che cosa hanno subito i loro concittadini, di cui molti erano dei civili innocenti, presi tra un movimento terrorista ed un governo reticente ad accordare loro la protezione alla quale avevano diritto. La natura e l’entità dei crimini sono tali che non è possibile immaginare una pace reale e duratura senza che giustizia sia fatta.

Inoltre, una tale inchiesta è indispensabile per riaffirmare l’impegno della communità internazionale verso il principio di responsabilità per le violazioni gravi del diritto internazionale umanitario. L’apertura di questa inchiesta è particolarmente urgente, poiché senza di essa « l’esempio srilankese » potrebbe diventare sempre più attraente per gli altri governi che, convinti che di poterlo fare in tutta impunità, lo vedrebbero come un modo di aggirare la legge.
 

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